Santa Caterina Fieschi Adorno da Genova

La Santa del puro amore

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Dipinto di Giovanni Agostino Ratti

Fu dotata da Dio di eccezionali grazie ed è annoverata tra le più grandi mistiche. Caterina faceva parte del nobile casato dei Fieschi: il padre era Giacomo Fieschi, patrizio genovese, nipote di Papa Innocenzo IV e viceré di napoli per breve tempo; la madre si chiamava Francesca di Negro. Venne educata secondo i parametri della nobiltà del tempo, studiando non solo i classici latini e greci ma anche Dante, Petrarca e Jacopone da Todi, oltre i trattatisti religiosi del tempo.

Il 13 gennaio 1463, Caterina sposò il Principe Giuliano Adorno, del casato degli Adorno, acquisendo così il cognome del marito. La famiglia di Caterina aveva lottato a lungo contro gli Adorno per il predominio sulla città ed erano pervenuti ad una tregua proprio tramite questo matrimonio di convenienza tra Caterina e il giovane Adorno. La coppia non ebbe figli e poco si sa di questi primi anni.

Dopo aver trascorso i primi dieci anni in una condotta di vita spensierata e mondana, venne colta da una conversione religiosa, testimoniata ufficialmente con la sua visione mistica del 24 marzo 1473; alla sua conversione fece subito seguito quella del marito.

Essi cambiarono completamente vita, andarono ad abitare in una modesta casa nel pressi dell’ospedale di Pammatone ed il marito entrò nel Terzo Ordine Francescano. La vita mistica di Caterina fu molto intensa e ne restano a testimonianza due scritti: il Dialogo Spirituale e il più famoso Trattato del Purgatorio, dove, con parole semplici, cercò di spiegare la sua esperienza mistica.

Accanto a questa vita spirituale, Caterina visse una intensa attività di servizio verso i più poveri ed ammalati: divenne, perfino, direttrice dell’ospedale, fatto molto raro per le donne del tempo e vera fonte di ispirazione per il rinnovamento della chiesa cattolica di allora. Durante questa attività si ammalò anche di peste, che colpì la città dal 1493. Malattia da cui guarì.

Per opera di uno dei suoi discepoli più stretti, Ettore Vernazza, sorse a Genova il cosiddetto “ridotto”, ovvero il primo ricovero per malati gravi e incurabili.

Venne sepolta a Genova, nella Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria, oggi più nota come Chiesa di Santa Caterina da Genova.